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MH · Enciclica · Leone XIV · 2026 · IT · 245 paragrafi · vatican.va ↗

Quando San Paolo VI introdusse l’espressione “civiltà dell’amore”, 177Cfr S. Paolo VI, Regina caeli (17 maggio 1970): Insegnamenti di Paolo VI, VIII, Città del Vaticano 1971, 506. il mondo era segnato dalla Guerra fredda, dalla corsa agli armamenti e da forti squilibri economici. In quel contesto, la Chiesa indicava una via alternativa all’opposizione ideologica tra sistemi, immaginando un ordine sociale in cui giustizia e carità si intrecciano e l’amore diventa principio di organizzazione della vita economica, politica e culturale. Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione: la civiltà dell’amore non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente. Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare l’altro – sia esso persona o popolo – come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. Come ci ha ricordato l’Enciclica Fratelli tutti, solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino. 178Cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 183: AAS 112 (2020), 1033-1034.

Oggi, nel contesto della svolta digitale, questa intuizione si rivela ancora più decisiva. Le reti digitali, l’economia globalizzata e lo sviluppo dell’IA creano legami sempre più fitti, collegando in tempo reale decisioni prese in un luogo agli effetti che esse producono altrove. Sono quindi ancora attuali le parole del Concilio Vaticano II sull’interdipendenza crescente tra i popoli: il bene comune assume sempre più una dimensione universale, con diritti e doveri che riguardano l’intera famiglia umana. 179Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 26: AAS 58 (1966), 1046-1047. Il progetto della civiltà dell’amore assume qui il compito decisivo di trasformare questa interdipendenza subita in una solidarietà voluta e scelta. È il criterio per orientare i processi tecnologici: non basta che l’IA ci renda più efficienti o connessi, essa deve servire a edificare quella famiglia umana universale, con diritti e doveri condivisi, dove la prossimità digitale diventa occasione reale di incontro e di cura reciproca.

Note

  1. 177. Cfr S. Paolo VI, Regina caeli (17 maggio 1970): Insegnamenti di Paolo VI, VIII, Città del Vaticano 1971, 506.
  2. 178. Cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 183: AAS 112 (2020), 1033-1034.
  3. 179. Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 26: AAS 58 (1966), 1046-1047.