La Parola di Dio si è fatta uomo, uomo concreto, situato nel tempo e nello spazio, radicato in una cultura determinata: « Cristo..., attraverso la sua incarnazione, si legò a determinate condizioni sociali e culturali degli uomini con cui visse ». 367AG 10; cf AG 22a. Questa è l'originaria « inculturazione » della parola di Dio e il modello di riferimento per tutta l'evangelizzazione della Chiesa, « chiamata a portare la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture ». 368CT 53; cf EN 20. L'« inculturazione » 369Il termine « inculturazione » è stato assunto da diversi documenti del Magistero. Si veda: CT 53; RM 52-54. Il concetto di « cultura », sia in senso generale, sia in senso « sociologico ed etnologico » è stato chiarito nella GS 53; cf anche ChL 44a. della fede, per la quale si assumono in un ammirevole interscambio « tutte le ricchezze delle nazioni che a Cristo sono state assegnate in eredità », 370AG 22a; cf LG 13 e 17; GS 53-62; DCG (1971) 37. è un processo profondo e globale e un cammino lento. 371Cf RM 52b che parla di un « lungo tempo » richiesto dall'inculturazione. Non è un semplice adattamento esterno che, per rendere più attraente il messaggio cristiano, si limita a coprirlo in modo decorativo con una vernice superficiale. Si tratta, al contrario, della penetrazione del Vangelo negli strati più reconditi delle persone e dei popoli, raggiungendoli « ... in modo vitale, in profondità e fino alle radici » 372EN 20; cf EN 63; RM 52. delle loro culture. In questo lavoro di inculturazione, tuttavia, le comunità cristiane dovranno fare un discernimento: si tratta di « assumere », 373LG 13 utilizza l'espressione « favorisce e assume (fovet et assumit) ». da un lato, quelle ricchezze culturali che siano compatibili con la fede; ma si tratta anche, dall'altro lato, di aiutare a « sanare » 374LG 17, si esprime in questo modo: « sanare, elevare e perfezionare (sanare, elevare et consummare) ». e « trasformare » 375EN 19 afferma: « raggiungere e quasi sconvolgere ». quei criteri, modi di pensare o stili di vita che sono in contrasto con il regno di Dio. Questo discernimento è retto da due principi di base: « la compatibilità col Vangelo e la comunione con la Chiesa universale ». 376RM 54a. Tutto il popolo di Dio deve coinvolgersi in questo processo, che « ... ha bisogno di gradualità, in modo che sia veramente espressione dell'esperienza cristiana della comunità... ». 377RM 54b.
In questa inculturazione della fede, per la catechesi si presentano in concreto diversi compiti. Fra questi occorre segnalare: – Considerare la comunità ecclesiale come principale fattore di inculturazione. Una espressione, e parimenti uno strumento efficace di questo compito, è rappresentato dal catechista che, assieme ad un profondo senso religioso, deve possedere una viva sensibilità sociale ed essere ben radicato nel suo ambiente culturale. 378Cf GCM, 12. – Elaborare dei Catechismi locali che rispondano alle esigenze che provengono dalle differenti culture, 379Cf CCC 24. presentando il Vangelo in relazione alle ispirazioni, interrogativi e problemi che compaiono nelle medesime. – Attuare una opportuna inculturazione nel Catecumenato e nelle istituzioni catechistiche, incorporando con discernimento il linguaggio, i simboli e i valori della cultura nella quale vivono i catecumeni e i catechizzandi. – Presentare il messaggio cristiano in modo che renda atti a dare « ragione della speranza » (1 Pt 3,15) coloro che devono annunciare il Vangelo in mezzo a culture spesso pagane e a volte post-cristiane. Una apologetica ben riuscita, che aiuti il dialogo fede-cultura, si rende oggi imprescindibile.